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LA
STORIA DI S. GREGORIO MATESE
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| Una
nave che conduce gli emigranti in America |
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| Emigranti
pronti per la partenza |
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| Il
ricco possidente don Achille Caso in una foto di inizi
'900 |
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| Il
principe Umberto di Savoia in visita a San Gregorio negli
anni '30 |
Paesani
ed emigranti
La
ripetizione dei soliti nomi e cognomi costringe all'uso di
soprannomi, che marchiano le famiglie per molte generazioni:
c'è "ru cocciero" e "ru saracaro",
"muto" e "frungilla", "ru papa"
e "ru ribello", "corecontento" e "voccapiccirillo".
I più recenti, da "fanfani" a "trullallà",
li scopriranno i posteri.
Siamo alla fine del 1800. A S.Gregorio succede un fatto che
nessuno dimentica. Nel parco d'Amore una ragazza, Mariannella,
viene trovata decapitata da un colpo d'accetta. Non si saprà
mai la verità: il fidanzato finisce in galera, ma in
paese si mormora di un pretendente che, in tutta fretta, ha
preso il piroscafo
per l'America. Quel piroscafo lo conosceranno in molti tra
la fine dell'800 e l'inizio del secolo. Partono
per Buenos Aires e Nuova York, per S.Paolo, Montevideo, Assuncion,
ma sempre con la speranza di tornare a Matese. L'emigrazione
per le Americhe svuota il paese: in trenta anni, fino al 1900,
partono più di mille persone, in una inarrestabile
emorragia demografica che continuerà per tutto il '900,
verso le nuove mete della Svizzera, della Germania e della
Gran Bretagna.
Intanto S.Gregorio conosce tante novità. L'orologio
sul campanile, l'illuminazione ad acetilene, il nuovo cimitero.
S'inizia a parlare di lotte sociali. Le fa don Giacomo Vitale,
che si batte in favore dei contadini in Consiglio Comunale,
dove il baroncino Arturo Lombardi impersona il nascente fascismo,
mentre i vecchi signori, come don Achille
Caso, non possono far altro che mettersi in
disparte.
Nel 1928 viene completata la strada carrozzabile che collega
il paese a Piedimonte, ed arriva la prima automobile.
Arriva pure il podestà Mariano Costantini, ed il segretario
del fascio raduna i balilla ogni sabato in piazza. Si vive
tranquilli, anche se qualche scazzottata non manca: quand'è
la festa dei lavoratori Marcellino Fattore, detto Marrocco,
viene portato in caserma per sicurezza. Grande festa negli
anni '30, quando giunge in paese nientemeno che il principe
Umberto
di Savoia: a bordo di un'auto scoperta passa
in piazza e sosta a guardare una improvvisata parata militare
giù nel Padule, dove oggi è il campo da tennis.
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