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Il lago Matese |Il Massiccio del Matese|
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IL MASSICCIO DEL MATESE

Il sottobosco matesino
 
Carta geografica dell'area matesina
 
Veduta aerea del massiccio del Matese
 
Casolare sui monti del Matese
 
Antica mappa del tratturo regio
 
Sorgente sui monti del Matese
 
Gregge di pecore lungo il braccio che scende al tratturo regio in Molise

Tra le montagne dell'Appennino meridionale, il massiccio dei Matese rappresenta senza dubbio una delle mete più interessanti sia per il semplice turista sia per l'appassionato di alpinismo o di sport invernali. Le numerose strade di arroccamento che lo risalgono da ogni versante, alcune particolarmente comode nonostante i numerosi tornanti, consentono anche al viaggiatore più frettoloso di ammirare le splendide e alpestri vedute che offrono i suoi estesi altipiani.

Per queste montagne rivestite di superbe faggete, che ancora conservano alcuni tradizionali aspetti delle secolari attività agro-pastorali e che oggi si aprono al turismo di massa (la stazione invernale di Campitello Matese è una delle più frequentate del Mezzogiorno), si svolsero in epoche lontane aspre lotte fra romani e sanniti
. Nonostante la sottomissione di questi ultimi, restano numerose testimonianze della loro civiltà in tutto l'alto Molise, dove molti centri, fra cui Venafro, Bojano e Isernia, si sono sviluppasi proprio sul sito dei primitivi insediamenti sannitici. L'antica presenza sannitica e romana in queste terre è richiamata in particolare dalle notevoli e suggestive rovine di Saepinum ai piedi del versante settentrionale del Matese, lungo una delle vie della transumanza appenninica, mentre sul versante sud interessanti emergenze sono a Castello Matese e ad Alife.

C'è un luogo che, nella sua singolarità geografico-amministrativa, da il senso (per esasperazione) della cointeressenza che più regioni e province hanno sul Matese. Si chiama Bocca della Selva, uno stupendo passo a 1393 m. d'altitudine, immerso in una immensa faggeta, con un sottobosco ricco di funghi,lamponi, fragole: frescura estiva, neve e sci d'inverno. Le caratteristiche ambientali sono nette, quelle amministrative creano qualche problema di competenza. Perché Bocca della Selva è esattamente il crocevia di due regioni - la Campania e il Molise - e di tre province, Caserta, Benevento e Campobasso. Tanta grazia di confine non genera ricchezza di iniziative, come pure sarebbe possibile.

Il Matese è, in un certo modo, delimitato dalle valli percorse - da ovest ad est - dal Volturno, dal Calore Irpino, dal Tammaro, dall'Alto Biferno (Molise). Una serie di alti e ripidi monti copre una superficie di circa 1000 kmq. Allineati da NW a SE per una lunghezza di circa 54 km e una larghezza che nel punto massimo è di circa 30 km, constano essenzialmente di due linee di creste. Le maggiori sono il Miletto (2050 m), la Gallinola (1923 m) e il Mutria (1822 m), che segnano anche lo spartiacque campano-molisano (anche se il versante molisano comprende una più vasta estensione del massiccio). In questa sede ci occupiamo del comprensorio campano.

Una serie di valli, a volte profondamente incise dal corso di fiumi, come il Titerno, il Lete, il Sava, altre volte asciutte, ad isolare colline basse ma dalle pareti precipiti, come il Vallone dell'Inferno tra Castello Matese e Piedimonte Matese, pianori, terrazze, concorrono a disegnare un ambiente di alta qualità, fortunatamente ancora per grandissima parte integro, al quale può dedicarsi la riscoperta di scorci e panorami, di sensazioni e di calore umano. Paesi piccoli nei quali ancora si ritrova, col senso della tradizione e della cordialità, l'antica consuetudine a mestieri non dimenticati, a costumi che sono tuttora parte del modo d'essere quotidiano.

Sono gli ambienti nei quali nacque la transumanza, che fu esigenza vitale, fatica fisica, solitudine, rapporto diretto tra l'uomo e il gregge (patrimonio, insieme, economico e culturale); e che divenne lo strumento per una straordinaria osmosi di civiltà, per un rapporto vitale tra regioni diverse e mentalità diverse, tra il mare e la montagna. La via dei "tratturi" fu la strada attraverso la quale le antiche popolazioni del Sannio, pastori ruvidi e decisi, andarono a infastidire niente di meno che le potenze etrusca, greca e poi romana, e che dettero loro non soltanto una serie di problemi, ma anche alcuni smacchi cocenti e storicamente ineliminabili. Ancora oggi le greggi sono ricchezza: circa 40.000 capi, ovini e caprini, danno carne, formaggio, lana, con razze che si chiamano comisana, laticauda, lamassese. E sono ben presenti gli stazzi dove i pastori producono pecorini, provolette, caciocavalli.

Torniamo al Matese geografico, a questa terra dei monti che è anche terra di acque. E non solo perché, innevati per gran parte dell'anno, i monti restituiscono la neve sotto forma d'acqua, ma soprattutto a causa del loro straordinario carsismo, che assorbendo acque di superficie le restituiscono in forma sorgentizia alla base del massiccio. Sono circa 350 le sorgenti che, da est a ovest, scaturiscono dal piede dei monti, e proprio là dove l'acqua sgorga dal monte, dove il clima è ancora accettabile d'inverno e mite d'estate, sono andati a collocarsi paesini da presepe. Le sorgenti non sono solo di acqua dolce.

Tra le maggiori, anzi, vi sono due polle minerali, a Costa Pizzuta (ai piedi di Pratella), acque bicarbonato-calciche-magnesiache; e quelle più famose, ai piedi del versante orientale, le sulfuree acque di Telese.



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