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IL
VER SACRUM
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| Statuetta
in bronzo del toro sannita |
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Panorama da San Gregorio Matese con la linea luminosa
del mar Tirreno |
Le
singole tribù sabelle si formarono grazie ad un rituale
religioso, il Ver Sacrum o Primavera Sacra, mediante il quale
i popoli di lingua osca si inoltravano sempre più lungo
gli Appennini.
Per vincere una battaglia, allontanare un pericolo o porre
fine ad una calamità naturale quale una carestia o
un'epidemia, i Sabelli promettevano di sacrificare a Mamerte
tutto ciò che fosse nato la primavera successiva. I
bambini nati in tale periodo non venivano tuttavia letteralmente
immolati, bensì lasciati crescere, ma come "sacrati":
in altri termini venivano consacrati al dio e, raggiunta l'età
adulta, avevano l'obbligo di lasciare la loro tribù
e cercare nuovi boschi e pascoli sotto la guida di un animale
sacro alla divinità. L'animale-guida poteva essere
un toro, un lupo, un picchio, un orso o forse un cervo, e
il gruppo emigrante si stabiliva nel punto che pensava l'animale
avesse indicato. Oggi sappiamo che i Sanniti seguivano un
toro,
gli Irpini ed i Lucani un lupo, i Picenti un picchio.
I primi Ver Sacrum dei Sabelli si svolsero in tempi preistorici;
i primi "sacrati" a stabilirsi nel Sannio furono
condotti da un "Comius Castronius" e da un toro
a Bovianum, che divenne la culla della loro nazione.
E' chiaro come i Sabelli non costituissero una nazione unitaria,
ma fossero divisi in una quantità di tribù,
che potevano differire sia negli usi e costumi che nell'assetto
politico. L'irrequietezza degli spostamenti dei Sabelli e
le diverse personalità di coloro che guidavano le varie
Primavere Sacre spiegano in parte le divisioni tribali.
Si delinea così una realtà etnica: i Sabelli,
costituiti dalle tribù degli Alfaterni, dei Sanniti,
degli Apuli e dei Frentani, occupavano la zona che va dal
golfo di Salerno, sul Tirreno,
alla costa centro-meridionale dell'Adriatico.
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